Idrocefalo Normoteso (iNPH)

Patologia trattata · Neurochirurgia

Sezione informativa a cura del Dott. Daniele Piccolo, Dirigente Medico di Neurochirurgia presso l’ASUFC, Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. La pagina ha scopo divulgativo e non sostituisce un consulto medico individuale.

L’idrocefalo normoteso idiopatico (iNPH, dall’inglese idiopathic Normal Pressure Hydrocephalus) è una sindrome neurologica progressiva dell’età adulta caratterizzata dalla classica triade clinica di Hakim e Adams: disturbo della marcia, deterioramento cognitivo e incontinenza urinaria, in associazione a una dilatazione ventricolare con pressione liquorale media misurata nei valori di norma.

La rilevanza clinica dell’iNPH risiede in un fatto essenziale: si tratta di una delle poche cause potenzialmente reversibili di demenza e disturbo della marcia nell’anziano. Il trattamento mediante derivazione liquorale (shunt), se applicato a candidati correttamente selezionati, può produrre un miglioramento sintomatico significativo e duraturo. Per questo motivo l’accuratezza diagnostica e la selezione dei pazienti rappresentano il vero nodo clinico di questa patologia.

Risonanza magnetica encefalo in idrocefalo normoteso
Risonanza magnetica encefalo di paziente con idrocefalo normoteso (iNPH): ventricolomegalia con coinvolgimento dei ventricoli laterali.
Immagine ‘NPH MRI 035.png’ — Nevit Dilmen (talk), via Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 3.0. Adattata/ridimensionata per il sito.

La diagnosi di iNPH richiede un approccio strutturato che integra valutazione clinica, neuroimaging, test della dinamica liquorale e valutazione neuropsicologica. Sul fronte della ricerca sono attive linee di lavoro su biomarcatori liquorali (AQP4), imaging avanzato (ASL, IVIM, resting-state fMRI, analisi della cortical thickness), test infusionali e protocolli neuropsicologici real-time per la selezione dei candidati allo shunt.

EPIDEMIOLOGIA

L’iNPH è una patologia tipicamente dell’età avanzata. La prevalenza nella popolazione generale aumenta in modo progressivo con l’età ed è stimata intorno allo 0,2-1,1% nei soggetti di età superiore ai 65 anni, con valori che superano il 5-6% nelle coorti sopra gli 80 anni. Gli studi epidemiologici scandinavi e giapponesi, condotti con criteri diagnostici uniformi, hanno mostrato che la patologia è sistematicamente sotto-diagnosticata: una quota rilevante dei pazienti riceve diagnosi alternative (demenza primaria, parkinsonismo atipico, semplice aging motorio) e arriva tardivamente all’attenzione neurochirurgica.

Non esiste una netta predominanza di genere. L’età mediana alla diagnosi si colloca tra i 70 e gli 80 anni. Una forma analoga di idrocefalo cronico dell’adulto con presentazione differente — caratterizzata da ventricolomegalia massiva e talvolta macrocrania — è la Long-Standing Overt Ventriculomegaly in Adults (LOVA), che rappresenta una entità distinta e che può beneficiare di approcci terapeutici differenti, inclusa la ventricolocisternostomia endoscopica.

Una corretta epidemiologia ha un’implicazione operativa diretta: in un paziente anziano con disturbo della marcia magnetica e declino cognitivo a esordio relativamente recente, l’iNPH va sempre considerato attivamente nella diagnosi differenziale, soprattutto se il quadro neuroradiologico mostra ventricolomegalia sproporzionata.

PATOGENESI

La fisiopatologia dell’iNPH è complessa e non completamente chiarita. Il modello classico, che ipotizzava un’alterazione del riassorbimento liquorale attraverso le granulazioni aracnoidee, è stato progressivamente integrato da modelli più articolati che includono alterazioni della compliance cerebrale, della pulsatilità vascolare e della clearance del fluido interstiziale attraverso il sistema glinfatico.

Dinamica liquorale e compliance

Nel paziente con iNPH la pressione liquorale media è nei limiti di norma, ma il sistema mostra alterazioni nella compliance e nella capacità di tamponare le variazioni di pressione. Il test di infusione lombare permette di quantificare la resistenza al deflusso (Rout) e il pattern delle onde di pressione, fornendo un parametro fisiopatologico oggettivo che correla con la responsività allo shunt.

Sistema glinfatico e clearance interstiziale

Negli ultimi anni è emerso il ruolo del sistema glinfatico nella patogenesi dell’iNPH. L’acquaporina 4 (AQP4), canale idrico espresso sui processi astrocitari perivascolari, regola il movimento dell’acqua tra spazio interstiziale e perivascolare e partecipa alla clearance dei soluti cerebrali. Studi recenti hanno correlato livelli di AQP4 nel liquor con la severità clinica dei pazienti iNPH, suggerendo un possibile ruolo come biomarcatore.

Connettomica e reti funzionali

Il fenotipo cognitivo dell’iNPH è stato studiato attraverso tecniche di neuroimaging avanzato. Analisi di resting-state fMRI hanno evidenziato alterazioni nei principali network funzionali (default mode network, motor network), che possono migliorare nei pazienti responders dopo shunt. Allo stesso modo, analisi combinate di cortical thickness e parametri di dinamica liquorale hanno mostrato la possibilità di una migliore stratificazione diagnostica rispetto ai criteri puramente clinico-radiologici.

SINTOMI

Il quadro clinico classico dell’iNPH è dominato dalla triade di Hakim-Adams: disturbo della marcia, deterioramento cognitivo e incontinenza urinaria. La sequenza temporale tipica vede la marcia comparire per prima, seguita dal declino cognitivo e successivamente dall’incontinenza. La presentazione completa non è obbligatoria per la diagnosi, ma il disturbo della marcia è considerato il sintomo cardine.

Disturbo della marcia

La marcia tipica dell’iNPH è definita magnetica: passi corti, base allargata, riduzione della velocità, difficoltà di iniziazione e di svolta, sensazione di piedi “incollati” al pavimento. È generalmente assente il tipico tremore parkinsoniano e la risposta alla levodopa è nulla o scarsa, elemento importante nella diagnosi differenziale con il parkinsonismo atipico.

Sono frequentemente associati instabilità posturale, aumento del rischio di caduta e progressiva limitazione dell’autonomia. La quantificazione del disturbo della marcia (tempo nei 10 metri, Timed Up and Go, scale dedicate come la iNPH grading scale) costituisce un elemento chiave per la valutazione baseline e per il follow-up post-shunt.

Deterioramento cognitivo

Il pattern cognitivo dell’iNPH è prevalentemente sottocorticale-frontale: rallentamento ideomotorio (bradifrenia), riduzione dell’attenzione sostenuta e divisa, deficit delle funzioni esecutive, calo della memoria di lavoro. La memoria episodica a lungo termine è relativamente preservata, in contrasto con il pattern cortico-temporale tipico della malattia di Alzheimer. La valutazione neuropsicologica deve quindi essere mirata e non limitarsi a test di screening generici (MMSE), che possono sotto-stimare il deficit.

Protocolli di testing neuropsicologico ultra-rapidi, somministrabili durante test infusionali e tap test, sono stati sviluppati proprio per valutare il guadagno cognitivo acuto dopo sottrazione liquorale, parametro utile per migliorare l’accuratezza della selezione dei candidati.

Disturbi sfinterici

L’incontinenza urinaria è il terzo elemento della triade ed è tipicamente di tipo urgency, con perdita progressiva del controllo volontario e ridotta consapevolezza dello stimolo. Può essere preceduta da pollachiuria e urgenza minzionale. È spesso il sintomo che più compromette la dignità e l’autonomia del paziente e la sua reversibilità post-shunt è variabile.

Sintomi atipici e sovrapposizioni

Una quota dei pazienti iNPH presenta segni motori parkinsoniani lievi, instabilità emotiva, apatia, sintomi ansioso-depressivi. La sovrapposizione clinica con il parkinsonismo atipico, la demenza vascolare e la malattia di Alzheimer rende imprescindibile un’accurata diagnosi differenziale strumentale.

DIAGNOSI

La diagnosi di iNPH è multidisciplinare e si fonda sull’integrazione di criteri clinici, neuroimaging, dinamica liquorale e neuropsicologia. I criteri internazionali più utilizzati (criteri di Relkin e successive linee guida internazionali per iNPH) classificano la patologia in probabile, possibile e improbabile sulla base di anamnesi, esame obiettivo, imaging e risposta a test predittivi.

Valutazione clinica

L’anamnesi indaga la modalità di esordio dei sintomi, la sequenza temporale, l’età di insorgenza (tipicamente >60 anni), comorbidità cardiovascolari, episodi infettivi o emorragici remoti, traumi cranici (per escludere forme secondarie). L’esame neurologico deve documentare il pattern della marcia, segni piramidali ed extrapiramidali, performance frontale, controllo sfinterico.

Neuroimaging strutturale

La risonanza magnetica encefalo è lo strumento diagnostico di primo livello. Caratteristiche radiologiche tipiche includono:

  • Ventricolomegalia con indice di Evans >0,3 (rapporto tra diametro massimo dei corni frontali e diametro biparietale interno)
  • Pattern DESH (Disproportionately Enlarged Subarachnoid-space Hydrocephalus): ampliamento dei ventricoli e dei solchi della convessità inferiore, con compressione degli spazi subaracnoidei della convessità alta
  • Angolo del corpo calloso (callosal angle, su sezioni coronali a livello della commissura posteriore) ridotto <90°
  • Sollevamento e stiramento del corpo calloso, dilatazione del terzo ventricolo, depressione del pavimento del terzo ventricolo
  • Allargamento delle scissure di Sylvio in modo asimmetrico rispetto ai solchi della convessità
  • Possibile riscontro di aree di alterazione del segnale periventricolare (transependimal flow) sulle sequenze T2/FLAIR
Indice di Evans su TC encefalo
Indice di Evans: rapporto tra diametro massimo dei corni frontali e diametro biparietale interno; valore >0,3 è suggestivo di ventricolomegalia.
Immagine ‘CT of Evan’s index.jpg’ — Mitsuaki Ishii, Toshio Kawamata, Ichiro Akiguchi, Hideo Yagi, Yuko Watanabe, Tos, via Wikimedia Commons. Licenza CC BY 3.0. Adattata/ridimensionata per il sito.

La TC può essere utilizzata in alternativa quando la RM è controindicata, ma fornisce informazioni inferiori, soprattutto nella valutazione delle alterazioni parenchimali e nella diagnosi differenziale con la demenza vascolare e l’atrofia ex-vacuo.

Imaging avanzato

Negli ultimi anni si sono sviluppate diverse tecniche di RM avanzata applicate all’iNPH con l’obiettivo di migliorare la selezione dei candidati allo shunt:

  • Arterial Spin Labeling (ASL): studio non invasivo della perfusione cerebrale, utile per cogliere alterazioni del flusso a livello dei nuclei della base, della sostanza bianca periventricolare e delle aree associative frontali
  • Intravoxel Incoherent Motion (IVIM): tecnica che separa diffusione e perfusione, permettendo di valutare in modo combinato microstruttura e microcircolo cerebrale
  • Resting-state fMRI: analisi delle reti funzionali a riposo (default mode network, motor network), in grado di evidenziare disconnessioni funzionali che possono migliorare dopo shunt
  • Cortical thickness analysis: misurazione automatica dello spessore corticale che, combinata con i parametri di dinamica liquorale, migliora la stratificazione diagnostica

Dinamica liquorale e test predittivi

I test della dinamica liquorale sono il vero discrimine clinico nella selezione dei candidati allo shunt. Vengono utilizzati in modo complementare:

Tap test (sottrazione liquorale singola)

Consiste nella rimozione di 30-50 ml di liquor mediante puntura lombare, con valutazione clinica e neuropsicologica prima e dopo (tipicamente a 24-72 ore). Una risposta positiva — miglioramento misurabile della marcia e/o del profilo cognitivo — ha alto valore predittivo positivo ma sensibilità limitata: un tap test negativo non esclude la risposta allo shunt e può richiedere test più sensibili.

Lumbar infusion test

Permette il calcolo oggettivo della resistenza al deflusso liquorale (Rout) e l’analisi delle onde di pressione. Valori di Rout elevati hanno un buon valore predittivo positivo per la risposta allo shunt. Il test offre una stima fisiopatologica quantitativa, utile soprattutto nei casi dubbi.

External Lumbar Drainage (ELD)

Prevede il posizionamento di un drenaggio lombare esterno per alcuni giorni con sottrazione continua di liquor (in genere 10 ml/ora per 3-5 giorni). È il test più sensibile per identificare i responders allo shunt, ma comporta una breve degenza e un rischio infettivo non trascurabile; viene quindi riservato ai casi con discordanza tra clinica, imaging e tap test/infusione.

Testing neuropsicologico real-time durante test liquorali

Protocolli neuropsicologici ultra-rapidi somministrabili durante infusione e tap test consentono di catturare il guadagno cognitivo acuto, parametro complementare al miglioramento della marcia per definire la responsività.

Biomarcatori liquorali

Lo studio dei biomarcatori liquorali è una linea di ricerca attiva. L’AQP4 nel liquor mostra correlazione con la severità clinica dei pazienti iNPH ed è candidato a biomarcatore di malattia. L’analisi dei biomarcatori della malattia di Alzheimer (amiloide Aβ42, t-tau, p-tau) è importante anche per identificare le frequenti comorbidità (Alzheimer concomitante), che possono modificare la prognosi post-shunt.

Valutazione neuropsicologica

La valutazione neuropsicologica deve essere mirata al profilo sottocorticale-frontale e ripetuta nel follow-up, baseline pre-shunt e a 3-6-12 mesi post-intervento. L’utilizzo di scale dedicate (iNPH grading scale, scale di Boon, scale per la marcia e la qualità di vita) consente di documentare in modo oggettivo l’outcome.

Diagnosi differenziale

  • Malattia di Alzheimer: pattern cognitivo cortico-temporale, atrofia ippocampale, biomarcatori liquorali positivi per amiloide e tau
  • Demenza vascolare: anamnesi cerebrovascolare, leucoencefalopatia estesa, infarti lacunari multipli
  • Parkinsonismi atipici (PSP, MSA): segni motori specifici (paralisi sopranucleare dello sguardo, instabilità precoce, disautonomia), risposta nulla alla levodopa
  • Idrocefalo secondario: cause identificabili (emorragia subaracnoidea, meningite, trauma, neoplasia) che configurano un quadro fisiopatologico differente
  • LOVA (Long-Standing Overt Ventriculomegaly in Adults): ventricolomegalia massiva, macrocrania, presentazione subacuta, possibile ruolo della ventricolocisternostomia endoscopica
  • Atrofia ex vacuo: dilatazione ventricolare secondaria a perdita di parenchima senza disturbo pressorio dinamico, non beneficia di shunt

TRATTAMENTO

Il trattamento dell’iNPH è chirurgico e consiste nel posizionamento di un sistema di derivazione liquorale (shunt). La selezione del paziente è il vero determinante dell’outcome: in coorti correttamente selezionate, tassi di miglioramento sintomatico significativo si attestano tra il 60% e l’ 80% a 1 anno, con beneficio prevalente sulla marcia, intermedio sulla cognitività e variabile sul controllo sfinterico.

Schema di derivazione ventricolo-peritoneale
Schema di derivazione ventricolo-peritoneale per il trattamento dell’idrocefalo.
Immagine ‘Hydrocephalus Shunt Adult.png’ — BruceBlaus, via Wikimedia Commons. Licenza CC BY-SA 4.0. Adattata/ridimensionata per il sito.

Tipologie di shunt

Derivazione ventricolo-peritoneale (VP shunt)

È la procedura standard. Prevede il posizionamento di un catetere ventricolare (solitamente nel corno frontale), connesso a una valvola sottocutanea regolabile e a un catetere distale che drena nel cavo peritoneale. La valvola programmabile consente di adattare la pressione di apertura nel post-operatorio in base alla clinica e alle indagini radiologiche, riducendo i rischi di iper- e ipo-drenaggio.

Derivazione ventricolo-atriale (VA shunt)

Alternativa al VP shunt quando il cavo peritoneale non è utilizzabile (pregressi interventi addominali, peritonite, ascite). Drena nell’atrio destro attraverso la vena giugulare interna; richiede follow-up cardiologico nel tempo.

Derivazione lombo-peritoneale (LP shunt)

Drena dallo spazio subaracnoideo lombare al cavo peritoneale. Evita la cateterizzazione ventricolare ma ha tassi più elevati di malfunzionamento meccanico e di overdrainage; è utilizzata in casi selezionati.

Ventricolocisternostomia endoscopica (ETV)

La ventricolocisternostomia endoscopica del terzo ventricolo non è il trattamento di riferimento dell’iNPH classico, ma rappresenta un’opzione in casi selezionati di idrocefalo cronico dell’adulto e in particolare nella LOVA, dove può produrre miglioramenti cognitivi e funzionali significativi documentati in serie a lungo termine. L’indicazione richiede analisi accurata della anatomia del terzo ventricolo e della cisterna prepontina.

Sistemi valvolari e tecnologie

Le valvole moderne sono regolabili percutaneamente con magnete dedicato e in molti casi disposte di dispositivi anti-sifone per ridurre l’iperdrenaggio in ortostasi. La scelta del setting valvolare iniziale e la sua titolazione nei mesi successivi sono parte integrante del percorso clinico.

Tecnica chirurgica e gestione perioperatoria

L’impianto del VP shunt è condotto in anestesia generale, con cateterizzazione del corno frontale guidata da reperi esterni o con navigazione, tunnellizzazione sottocutanea del catetere distale e introduzione nel peritoneo per via laparotomica mini-invasiva o, sempre più spesso, laparoscopica. La profilassi antibiotica perioperatoria e la rigorosa asepsi sono fondamentali per minimizzare il rischio infettivo.

Complicanze

  • Malfunzionamento meccanico: occlusione prossimale o distale, disconnessione, migrazione del catetere
  • Infezione del sistema: incidenza in genere <5%, richiede rimozione e bonifica
  • Iperdrenaggio: cefalea posturale, raccolte sottodurali, igroma o ematoma subdurale cronico
  • Ipodrenaggio: persistenza o recidiva dei sintomi, talvolta richiede regolazione valvolare
  • Crisi epilettiche: rare, in genere correlate alla cateterizzazione corticale
  • Tromboembolia venosa: rischio generico chirurgico, soprattutto nella popolazione anziana

Selezione e percorso clinico

Il percorso ideale prevede:

  1. Screening clinico-anamnestico e neuropsicologico in pazienti con triade compatibile
  2. RM encefalo con valutazione dei parametri specifici (Evans, callosal angle, DESH)
  3. Tap test e/o test di infusione lombare, con eventuale ELD nei casi dubbi
  4. Valutazione neuropsicologica baseline e nel post-test
  5. Decisione multidisciplinare e proposta chirurgica con valvola programmabile
  6. Titolazione della valvola e follow-up clinico-radiologico

PROGNOSI E FOLLOW-UP

La prognosi dell’iNPH dipende criticamente dalla selezione e dalla precocità del trattamento. In pazienti correttamente selezionati, il miglioramento della marcia è il dato più robusto, osservato nella maggioranza dei responders già a 3-6 mesi. Il guadagno cognitivo è più variabile e dipende dalla presenza di comorbidità neurodegenerative. Il controllo sfinterico migliora in una proporzione minore di pazienti.

Il follow-up post-shunt prevede valutazione clinica e neuropsicologica strutturata a 3, 6 e 12 mesi, poi annuale; RM encefalo di controllo, anche per documentare riduzione della ventricolomegalia e per escludere raccolte sottodurali; eventuale titolazione progressiva della valvola in funzione della clinica e dell’imaging.

Una corretta gestione long-term riduce il rischio di sotto- o iper-drenaggio sintomatici e ottimizza la durata del beneficio. La diagnosi precoce e l’accesso tempestivo a un team neurochirurgico esperto rappresentano il fattore prognostico modificabile più importante.

APPROFONDIMENTI SCIENTIFICI

Le linee di ricerca sull’idrocefalo normoteso comprendono biomarcatori liquorali, neuroimaging quantitativo avanzato, criteri di stratificazione automatica con deep learning, valutazione neuropsicologica real-time durante test liquorali e outcome a lungo termine dopo procedure endoscopiche del terzo ventricolo. I principali contributi pubblicati su riviste internazionali sono raccolti nella sezione Ricerca del sito.

Domande frequenti

Cos’è l’idrocefalo normoteso?
È una sindrome neurologica dell’anziano caratterizzata dalla triade di Hakim-Adams: disturbo della marcia, deterioramento cognitivo e incontinenza urinaria, in presenza di dilatazione ventricolare a pressione liquorale normale. È una delle poche cause potenzialmente reversibili di demenza nell’anziano.
Come si fa la diagnosi di iNPH?
La diagnosi è multidisciplinare: valutazione clinica con scale dedicate, RM encefalo (ventricolomegalia, pattern DESH, angolo del corpo calloso ridotto), test della dinamica liquorale (tap test, infusion test, drenaggio lombare esterno), valutazione neuropsicologica strutturata.
Il trattamento dell’iNPH è risolutivo?
In pazienti correttamente selezionati, l’impianto di una derivazione ventricolo-peritoneale (VP shunt) produce miglioramento sintomatico nel 60-80% dei casi a 1 anno, con beneficio prevalente sulla marcia. La precocità della diagnosi è il principale fattore prognostico.
Si può confondere l’iNPH con la malattia di Alzheimer?
Sì, è una diagnosi differenziale importante. L’iNPH ha pattern cognitivo sottocorticale-frontale (rallentamento, deficit esecutivi) mentre l’Alzheimer ha pattern corticale-temporale (memoria episodica). I biomarcatori liquorali aiutano nella distinzione.

Quando preoccuparsi — segnali d’allarme

L’iNPH è una condizione cronica, ma alcuni segni indicano peggioramento o emergenza:

  • Deterioramento neurologico rapido (in giorni-settimane), non graduale
  • Crisi epilettica di nuova insorgenza
  • Cefalea severa con vomito (sospetto ipertensione endocranica)
  • Alterazione dello stato di coscienza
  • In pazienti portatori di VP shunt: sintomi di malfunzionamento (cefalea posturale, dolore lungo il tragitto del catetere, gonfiore della tasca valvolare)
  • Cadute ripetute con trauma cranico (rischio di ematoma subdurale cronico)

Fonti e linee guida essenziali

  • Relkin N, et al. Diagnosing idiopathic Normal-Pressure Hydrocephalus. Neurosurgery 2005 (criteri diagnostici)
  • Williams MA, Malm J. Diagnosis and Treatment of Idiopathic Normal Pressure Hydrocephalus. Continuum 2016
  • Japanese Society of Normal Pressure Hydrocephalus — Clinical Guidelines for iNPH (aggiornate)
  • Mori E, et al. iNPH Guidelines. Neurol Med Chir (Tokyo) 2012

Riferimenti non esaustivi. Linee guida internazionali pubblicate da società scientifiche e organizzazioni sanitarie sono in continuo aggiornamento.

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